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In questi giorni é stata presentata al sindaco Moratti una petizione che attualmente raccoglie 400 adesioni da parte di architetti, storici, liberi professionisti. Alla luce anche di quanto é emerso dai recenti incontri organizzati dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano sull’esito delle opere architettoniche realizzate nelle Esposizioni Universali del passato, i firmatari chiedono sostanzialmente che non sia edificata la nuova area espositiva in vista di Expo 2015. Piuttosto auspicano che le finanze disponibili siano finalizzate a riqualificare le aree già esistenti, dall’hangar di viale Sarca, ai capannoni dell’ex Ansaldo, al nuovo Velodromo Vigorelli, dalla Fondazione Pomodoro, alla Permanente, al Castello Sforzesco, alla Triennale, al Museo della Scienza e della Tecnologia, gli spazi espositivi del Fuori Salone, il Parco Agricolo Milano Sud con le sue 40 casine con l’intento di incentivare il recupero dell’edilizia inutilizzata e creare un circuito espositivo in tutta la città . Per leggere il testo completo della petizione clicca qui. Per maggiori informazioni: http://www.emiliobattisti.com/studio/eventi/expo/petiz/petizione.asp
(Corriere della Sera) Una «proposta di buon senÂso». La presentano così: sono architetti, liberi professioniÂsti, imprenditori, storici, rapÂpresentanti della società civiÂle. Tutti amanti di Milano e tutti sostenitori dell’Expo, «perché davvero è la nostra occasione». Si sono trovati col passa-parola ed erano già una settantina. Il documento che hanno preparato, anche alla luce di quanto emerso duÂrante gli incontri organizzati dall’Ordine degli Architetti, è stato firmato in pochi giorni da 280 persone (www.emiliobattisti.com) ed è stato preÂsentato al sindaco Letizia MoÂratti. La filosofia di fondo è presto riassunta: studiati i caÂsi di Hannover, Siviglia e LiÂsbona, dove sono stati ospitaÂte le precedenti edizioni di Expo, si scopre che i padiglioÂni costruiti ad hoc devono poi essere demoliti o diventaÂno lande abbandonate e diÂmesse. L’alternativa è l’«Expo diffuÂsa» che piace, per citare qualÂcuno dei 280, a Gae Aulenti e a Mario Botta, a Giorgio Galli ed Enzo Mari, a Giulia Maria Crespi e Gianni Biondillo, a Germano Celant e Paolo BiÂscottini, a Santo Versace e Giorgio Goggi, a Marco Vitale e Guido Martinotti, a RiccarÂdo Sarfatti e Nando Dalla Chiesa, a Pierluigi Nicolin e Carla Venosta. Come spiega il professor Emilio Battisti, doÂcente del Politecnico, «il proÂgetto per l’Expo 2015 porta alÂla realizzazione di un pezzo di città che, una volta termiÂnato l’evento, sarà difficile da integrare con la città attuale e potrebbe diventare una catteÂdrale nel deserto».RivedenÂdo con il Bie la formula orgaÂnizzativa, «considerando il fatto che la crisi economica ci imporrà di ricalibrare i nostri progetti e terrà lontani molti dei visitatori previsti inizialÂmente, si potrebbero garantiÂre gli stessi volumi di spazi espositivi sfruttando però i contenitori che già esistono, opportunamente adeguati»: dallo spazio di Rho-Pero al Portello, dall’hangar di viale Sarca, dal velodromo VigorelÂli alla Triennale, dal Castello Sforzesco al Museo della Scienza e della Tecnologia. A questi si aggiungono i mille spazi espositivi del Fuori SaloÂne, «che potrebbero ospitare le mostre dedicate ai sette sotÂtotemi già individuati, in moÂdo da creare una sorta di cirÂcuito espositivo diffuso in citÂtà e nel suo hinterland». Per non dire poi del ruolo centrale che dovrebbe avere, considerato che il tema dell’ Expo è «nutrire il pianeta», il Parco agricolo Sud con le sue 40 cascine. «L’Expo – spiega Paolo Deganello, docente alla facoltà di Sassari – potrebbe diventare occasione per speriÂmentare un turismo low cost in queste strutture trasformaÂte in agriturismo, destinate soprattutto ai giovani. DivenÂterebbe, questa, l’occasione per creare una maggiore conÂnessione fra Milano e il monÂdo agricolo che la circonda: attuando nuove modalità di produzione, diffondendo esperienze come quella della Cascina Rosa, sull’alimentaÂzione a prevenzione delle maÂlattie e così via».
A fronte delÂla riqualificazione delle casciÂne, nel centro urbano potrebÂbe esserci un intervento di riÂqualificazione sostenibile e pensata per l’autosufficienza energetica delle migliaia di appartamenti e di terziario sfitti esistenti a Milano. In sintesi, l’idea è che chi verrà a Milano nei mesi delÂl’Expo potrà sperimentare l’ecosostenibilità come modo di vita: dormire in un agrituriÂsmo, mangiare cibi biologici e biodinamici, muoversi su mezzi pubblici non inquinanÂti, visitare mostre in spazi pubblici già sparsi per la citÂtà , verificare nuove forme di agricoltura, imparare a cuciÂnare cibi che prevengono le malattie più gravi. Il tutto, proteggendo due milioni di terreno agricolo, rendendo più vivibile la città e scongiuÂrando il rischio di edificare spazi che resterebbero poi senza destinazione, ennesiÂma ferita alla città .
Buongiorno.
Ottima iniziativa.
Evitare, quando possibile, di occupare altro suolo agricolo è certamente una buona cosa.
Crearne di nuovo, come propone il Comune di Verona, è ancora meglio!
Il concetto denominato “Agriturismo sub-urbano pensile” è ispirato alla “Vertical Urban Farming” promossa dalla Columbia University di NY.
Potrebbe costituire un padiglione Expo decentrato, costruito nel Comune di Verona, sopra l’autostrada Milano-Venezia, nel quale si fa agricoltura indoor a ciclo continuo con le tecnologie di punta, dove si degusta e si compra a “km zero”, dove si produce energia eolica e solare.
Insomma una “Mini Expo” permanente a finalità locale, economicamente viabile e quindi replicabile, sullo sviluppo sostenibile potrebbe essere niente male.
Cordiali saluti
Dino Gerardi